mercoledì, 19 marzo 2008

DA REPUBBLICA.IT

Genova, il dossier dei pm: nella caserma tutti sapevano e tollerarono violenze disumane

"Torture e impunità
nell'inferno di Bolzaneto"

di MASSIMO CALANDRI


<B>"Torture e impunità<br>nell'inferno di Bolzaneto"</B>

GENOVA - Nella memoria dei pubblici ministeri di Bolzaneto, il termine Duce compare 48 volte. Mussolini, 8 volte. E 28 Pinochet, 9 Hitler, una Francisco Franco. Nelle 791 pagine consegnate ieri durante il processo al carcere speciale del G8, si ripetono all'infinito quattro sostantivi: rispetto, legalità, difesa, pietà. Ma queste sono parole, scrivono i pm, "cancellate dalla semplice crudeltà dei fatti".

Parole annullate da "comportamenti inumani, degradanti, crudeli", dalla "sistematica violazione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali". Dalle violenze, dagli abusi psicologici, dalle minacce, dalle privazioni, dalle offese: tutte accompagnate da un costante richiamo fascista, con i detenuti costretti ad urlare "Viva il Duce!" e ad esibirsi in umilianti sfilate con il braccio teso in un grottesco saluto romano, mentre un telefonino rimanda sinistra la musica di Faccetta Nera. "Bastardi rossi!". "Voi, dei centri sociali!". "Ebrei di merda!". "Zecche comuniste!". "Bombaroli!". "Popolo di Seattle, fate schifo!".

Luglio 2001, tortura

Tre giorni e tre notti che "non potranno essere dimenticati", spiegano i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, ben sapendo che da sette anni c'è chi gioca col calendario e fa spallucce, contando sulla prescrizione. E però resta questo sofferto documento, di sette capitoli. Che risponde a due istanze fondamentali. La prima è di ordine tecnico-giuridico: fornire le prove inconfutabili di ciò che è accaduto, usando le parole delle vittime e chiarendo perché sono attendibili dalla prima all'ultima parola. La seconda è lasciare un documento storico. Esemplare. Una memoria, appunto, proprio perché nessuno dimentichi. Con l'augurio che il reato di tortura - "questo fu, a Bolzaneto" - venga un giorno disciplinato dal nostro codice penale.

"Con Berlusconi facciamo quello che vogliamo"

Un capitolo, il terzo, è dedicato alle deposizioni dei 209 fermati. Indicati uno per uno. Nome, cognome, scheda segnaletica, fotografia, impronte. È un lungo racconto dell'orrore, basta pescare a caso. Nicola N., Siena, 1981: "Nel corridoio già dall'arrivo deve camminare a testa bassa. Prima di farlo entrare in cella lo fanno inginocchiare davanti alla cella e gli danno due pugni in faccia ed un calcio. Deve stare in piedi con le mani legate dietro alla schiena, ad un certo punto in ginocchio. Ad ogni spostamento viene colpito con calci, pugni, schiaffi colpi a mano aperta nella schiena e ginocchiate nello stomaco. Gli agenti gli dicono di tenere la testa bassa perché è un essere inferiore e non degno di guardarli in faccia, che è una merda e che con Berlusconi possono fare quello che vogliono".

"Ti piace il manganello?"

Ester P., Pinerolo, 1980: "Durante il passaggio nel corridoio riceve calci e sberle al passaggio, e insulti. "Puttana, troia". In bagno l'agente-donna le schiaccia la testa verso il basso sino a quasi toccare la turca mentre dal corridoio gli agenti la insultano con parole: "Puttana, troia, ti piace il manganello?". Dalla cella vede un ragazzo nel corridoio colpito con manganellate ai testicoli. In infermeria deve spogliarsi completamente e la fanno uscire nel corridoio in mutande e reggiseno. Prima della traduzione degli agenti con divisa grigia la fanno mettere in fila con gli altri e fanno fare loro il saluto romano, cantare "Faccetta Nera" e dire "Viva il Duce"".

Il taglio del codino

Adolfo S., spagnolo, Reicon de Olivedo, 1970: "Nel corridoio lo mettono in piedi contro il muro e mentre è in questa posizione descritta, gli agenti gli tagliano il codino. In bagno viene nuovamente percosso con la porta dello stanzino e dove gli agenti buttano nella tazza il codino tagliato e lo obbligano ad urinarvi sopra. Mentre è in corridoio viene riconosciuto da un agente che lo aveva identificato per strada che chiama un collega; lo portano poi in bagno, gli danno due forti colpi, lo chiudono nello stanzino e continuano a colpirlo; poi un agente, che a lui pare indossare la divisa dei carabinieri, gli mostra un distintivo e gli dice: "Avete ucciso un mio collega". Trascorre la notte al freddo, senza cibo e senza acqua e continua a ricevere colpi sino a che al mattino viene portato via".

"Non rivedrai i tuoi figli"


Valerie V., francese, Perpignan, 1966: "Fanno pressione per farle firmare un documento, le danno colpi a mano aperta sulla nuca, le mostrano le foto dei figli sul passaporto e le dicono che se non firma non li avrebbe più rivisti. Riceve anche insulti del tipo: "Comunisti, rossi". Sente urla dal corridoio e da altre celle, e supplicare. Sente che gli agenti fanno versi gutturali come di animali. Ricorda in cella chiazze di sangue e di vomito, e sente odore di urina. Non le danno da bere né da mangiare. Riesce a bere solo un po' d'acqua da un lavandino, prima di essere picchiata. Ricorda una ragazza americana in cella con lei, Teresa. Viene ammanettata con lei. La rivede nel carcere di Alessandria, e questa volta ha lividi su tutto il corpo".

L'impunità


Non ci furono casi isolati, scatti improvvisi di rabbia. I pm spiegano che "l'istruttoria dibattimentale ha dimostrato una pluralità di comportamenti vessatori perduranti nell'arco di tutti i giorni di presenza degli arrestati". "Vi è stata una volontà diretta a vessare le persone ristrette nel sito, a lederle nei loro diritti fondamentali proprio per quello che rappresentavano: tutti appartenenti all'area no global e partecipanti alle manifestazioni ed ai cortei contro il vertice G8".

"Non crediamo ad esplosioni improvvise di violenze. Il processo ha provato che i capi ed i vertici di quella caserma hanno permesso e consentito, con il loro comportamento e con la gravità delle loro consapevoli omissioni, che in quei tristi giorni si verificasse una grave compromissione dei diritti delle persone. Perché è questo ciò che il processo ha provato essere accaduto. Troppo grave è stato il concorso morale in tutte le sue forme, troppo grave la tolleranza, troppo grave ogni mancato dissenso da comportamenti violenti e scorretti, troppo grave anche solo il loro silenzio e la loro inerzia, troppo grave il rafforzamento del diffuso senso d'impunità che ne è conseguito".

La giustizia frustrata


La frustrazione dei magistrati è evidente. Citano Cesare Beccaria, Pietro Verri e Antonio Cassese, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene e dei trattamenti inumani o degradanti. "A Bolzaneto fu tortura", ripetono. E per dare forza alle loro argomentazioni, rimandano ad una serie di precedenti internazionali. Ricordano il caso Irlanda contro Regno Unito del gennaio di trent'anni fa, in cui si dà conto delle "torture" subìte dai simpatizzanti irlandesi da parte dell'esercito britannico.

Ma a differenza di tutti gli altri paesi, sottolineano, l'Italia non si è mai adeguata alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo. L'ha sottoscritta nell'89, però il codice penale quel reato non lo ha mai disciplinato. Tortura. "Altrimenti, gli imputati avrebbero dovuto essere condannati a pene comprese tra i due e i cinque anni di reclusione". Invece di anni ne hanno potuti chiedere 76, suddivisi tra 46 persone. Che "avrebbero dovuto comportarsi come caschi blu dell'Onu". E invece trasformarono quella caserma in "un inferno".

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sabato, 26 novembre 2005
COSA NASCONDE FALLUJA.???     MIGLIAIA DI MORTI

Il documentario di
RaiNews24 conferma visivamente quello che Javier racconta da mesi a chi lo vuole ascoltare. È tra i pochissimi occidentali ad avere visitato la Guernica irachena e considera pienamente credibile il numero di 50.000 civili morti in una città che prima della guerra contava 350.000 abitanti.....  

www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=313

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sabato, 26 novembre 2005
ANALISI DEI FATTI... NON PROPAGANDA


Trovo assurdo che qualsiasi tentativo di aprire un dibattito o semplicemente di mostrare dei fatti accaduti in Iraq o da qualsiasi altra parte venga vissuto da una parte degli italiani come una propaganda antiamericana. Forse dovrebbero essere loro stessi a porsi delle domande e chiedersi se non sono loro le vere vittime della propaganda, visto che non fanno altro che ripetere verità ufficiali e slogan dei loro rappresentanti politici e dei loro organi di stampa (tv e giornali). La guerra in Iraq non era necessaria. Gli americani, beati loro... stanno mettendo sotto accusa Bush per le sue bugie: secondo i rapporti della Cia non c'è nessun legame tra Saddam e l'11 settembre e non c'erano armi di distruzione di massa. Bush diceva di volere portare la democrazia e invece ha portato torture nelle carceri e morte. L'omicidio di Calipari da solo un'idea della facilità del grilletto americano. Visto che le motivazioni additate per andare in Iraq sono state smentite questa guerra non ha una ragione di esistere valida e l'unica soluzione di una guerra ingiusta è il ritiro.
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giovedì, 17 novembre 2005
Per l'occasione ripubblico il mio post del 12 febbraio 2005, visibile su questo blog. Triste presagio di una lungimirante visione....

sabato, 12 febbraio 2005



DIETROLOGIE IRACHENE 2 

 COSA NASCONDE FALLUJA?

 

La storia si ripete: ancora una volta i giornalisti o i volontari che hanno a che fare con Falluja finiscono nelle mani di gruppi di sequestratori dall’incerta collocazione. Era già successo con  Simona Pari e Simona Torretta, che da lì a poco dovevano recarsi a Falluja mentre gli americani bombardavano a ruota libera la città. Ora è successo alla giornalista francese di “Liberation” e alla nostra Giuliana Sgrena, entrambe stavano intervistando i  profughi di Falluja ed entrambe sono state rapite da gruppi di ambigua collocazione. Che dietro questi rapimenti ci sia altro, magari servizi segreti, è un dubbio legittimo. Ma la vera domanda, in questo caso, sarebbe: ”Cosa è successo davvero a Falluja che non deve assolutamente venire fuori?” Io, dopo Abu Graib, dopo i bombardamenti a tappetto, i colpi di mortaio contro i giornalisti all’Hotel Palestine, un’idea ce l’avrei….

 

dietrologie irachene 1 (inxas.splinder.com/post/2919983)

 


QUALCOSA E' USCITO FUORI, A FALLUJA USAVANO ARMI  AL FOSFORO, CHE BRUCIANO I VESTITI LASCIANDO INTATTI  I LORO VESTITI. NATURALMENTE COLPIVANO SOLO I TERRORISTI.....

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giovedì, 06 ottobre 2005
Merda Solida.   Dal  sito www.beppegrillo.it
Nicola Calipari. Storia di un errore fatto apposta.


“Maurizio Scelli, lei stavolta ha raccontato di aver fatto curare quattro terroristi e di aver chiesto ed ottenuto dal governo che gli americani ne restassero all’oscuro.”

Scelli: “Ma io non ho mai detto al governo di non avvertire gli americani! Sono andato a Palazzo Chigi da Gianni Letta, e gli ho spiegato quali erano le condizioni per la liberazione delle ragazze: curare i feriti e non dire nulla”.
Dal Corriere della Sera del 26/8/2005.


Intercettazione telefonica realizzata il 27/8/05 alle 16.43

- Ciao sono io…
- Ciao…. Perché c…o chiami! Non eravamo d’accordo di sentirci in questo modo!
- Va beh… come per quel matto di Maurizio (Scelli, ndr) (Ride)
- Appunto… che c…o hai da ridere?
- La solita storia della merda rimestata?
- Lo sai benissimo, quello la sta rimestando e sta succedendo il bordello! E adesso ti ci metti pure tu?
- Ma se sta scritto su tutti i giornali, e dove starebbe il mistero allora?
- Intanto stanno cominciando le smentite e poi la gente non li fa i collegamenti, e quindi non capisce e poi si dimentica e intanto la merda si solidifica di nuovo
- Ma di quali collegamenti vai parlando?
- Ma dai B credi che Maurizio se li andasse a trovare da solo i combattenti avversari per poi curarseli…? Quel c……ne!
- Certo come in tutte le guerre! (ride)
- Non dire più quella parola se no metto giù
- Ma se li hai chiamati combattenti tu, io non posso parlare di guerra?
- Insomma lo sai bene: per gli americani è una guerra, perché lo è, ma per l’Italia, anche se siamo li, non è una guerra, ripeto: non è una guerra!
- E se non è una guerra uno scambio sarebbe lecito no? Come per i rapimenti di terrorismo… o no!
- Ma lascia perdere! Io ti voglio solo dire che se non rimestiamo la merda nessuno capisce che sparare su una nostra macchina (dei servizi, ndr) era un semplice vendetta per avergli nascosto e curato i loro nemici in cambio della liberazione di quella –omissis- della Sgrena!
- Ah vuoi dire che lo hanno fatto apposta?
- Ma dove c..o vivi? Erano incazzati come delle bestie, ci hanno considerato traditori… non lo sai come vanno le cose in guerra?

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sabato, 23 luglio 2005

L’occupazione dell’Iraq alimenta il terrorismo

 
Ferma condanna, massima allerta, attenzione costante, dolore, solidarietà. Come dopo ogni attentato è ripartito il tam - tam delle dichiarazioni ufficiali, delle misure e delle contromisure politiche, dei pareri. Si interpellano gli esperti di geo-politica, di strategia militare, o supposti tali. Si dice tutto  e di tutto, tranne l’essenziale: che questo terrorismo è direttamente alimentato dalla presenza anglo-americana in Iraq. Una vera e propria occupazione che non ha motivo, né diritto di esistere. La conferma è arrivata da un rapporto del “Royal Institute of International Affaire”, un prestigioso e indipendente istituto inglese”. Blair sembra imbarazzato da questa rivelazione, ma per le milioni di persone scese in piazza nel 2003 per urlare il proprio no alla guerra questo rischio era evidente già allora. Prima della controversa “missione” voluta da Bush, si è discusso per mesi sulle ragioni della guerra in Iraq. Il presidente americano, sorpreso dalla forte opposizione di molti dei paesi europei della Nato, ha dovuto cercare di volta in volta motivazioni plausibili per convincere l’opinione pubblica e i suoi alleati. Ha soffiato forte sul vento della paura parlando di armi di distruzione di massa, di pericolo atomico, di legami di Saddam Hussein con Al Qaeda. Ha voluto andare avanti ad ogni costo, nonostante le perplessità del mondo ed il roboante monito contro la guerra arrivato perfino da Papa Woytjla. Ma le verità di Bush sono state tutte smentite dai fatti. I legami con il terrorismo non sono mai stati provati secondo quanto riportato da uno stesso rapporto della Cia. Di armi di distruzione di massa neanche la traccia. Nessun rapporto tra l’11 settembre e l’Iraq. A questo punto la “missione” non ha nessun motivo di esistere e gli alleati dovrebbero subito lasciare il paese. Senza alcun dubbio il sentimento antiamericano e occidentale era già presente in una parte del mondo islamico, ma quando la brace cova sotto la cenere la soluzione migliore è tentare di spegnerla. Gli americani hanno invece scelto la via più pericolosa, alimentando quella brace all’ennesima potenza, occupando un paese straniero senza un valido motivo, bombardando per giorni città come Falluja, provocando migliaia di morti, torturando i prigionieri, sparando a caso su auto in movimento come quella di Nicola Calipari. Hanno agito come dei cow – boy alla conquista del petrolio, senza alcun senso di responsabilità. E quando  parli il linguaggio della violenza troverai sempre qualcuno disposto a risponderti con la tua stessa lingua. Le conseguenze ora sono sotto gli occhi di tutti. Le bombe legate alla presenza in Iraq sono arrivate a Madrid, Istanbul, Londra. Il prossimo obiettivo potrebbe essere l’Italia. Vogliamo continuare a boriarci con frasi ad effetto, condanne morali e misure speciali, o andare alla radice del problema ritirando le truppe da un paese che nelle sue varie componenti, moderate e non, comunque non ci vuole a casa loro? Sarebbe il caso di affrontare il problema con decisione e serietà, parlando dei fatti e delle loro conseguenze. Senza cadere in sterili questioni ideologiche e strumentalizzazioni politiche. Per il bene, e la vita, di tutti.

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lunedì, 28 marzo 2005

 

Bush difende la vita!!!!

"Io difendo la vita" queste sono le parole di Bush relative alla vicenda di Terry Schiavo: Vorrei proprio capire cosa si intende per vita. Forse si riferisce ad una persona in coma da 15 anni, tenuta in vita da una macchina. In questo caso Bush è pronto proprio a tutto, perfino a lasciare il suo ranch nel fine settimana!!! La vita dei bambini e delle donne irachene invece non sembra così importante per il caro presidente, visto che le bombe dei suoi aerei  ne hanno uccisi migliaia. In questo caso Bush cambia parole d'ordine: non difende la vita, ma difende la libertà e porta la democrazia. Insomma in questo caso la vita delle persone non conta nulla, conta molto di più il petrolio!!

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sabato, 05 marzo 2005

DIETROLOGIE IRACHENE 3 

Pier Scolari sull'agguato contro l'auto italiana su cui viaggiava Giuliana Sgrena e Nicola Calipari:

  "Giuliana è in possesso d'informazioni scomode per gli americani, è stato un agguato contro di lei».

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sabato, 12 febbraio 2005

 

DIETROLOGIE IRACHENE 2 

 

 

 COSA NASCONDE FALLUJA?

 

 

 

La storia si ripete: ancora una volta i giornalisti o i volontari che hanno a che fare con Falluja finiscono nelle mani di gruppi di sequestratori dall’incerta collocazione. Era già successo con  Simona Pari e Simona Torretta, che da lì a poco dovevano recarsi a Falluja mentre gli americani bombardavano a ruota libera la città. Ora è successo alla giornalista francese di “Liberation” e alla nostra Giuliana Sgrena, entrambe stavano intervistando i  profughi di Falluja ed entrambe sono state rapite da gruppi di ambigua collocazione. Che dietro questi rapimenti ci sia altro, magari servizi segreti, è un dubbio legittimo. Ma la vera domanda, in questo caso, sarebbe: ”Cosa è successo davvero a Falluja che non deve assolutamente venire fuori?” Io, dopo Abu Graib, dopo i bombardamenti a tappetto, i colpi di mortaio contro i giornalisti all’Hotel Palestine, un’idea ce l’avrei….

 

 

 

dietrologie irachene 1 (inxas.splinder.com/post/2919983)

 

 

 

 

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